Università Cattolica del Sacro Cuore

di Elena Vagni

Un cerchio d'amore per la Ritmica

I volti della Dual Career

Viola ha 19 anni e il suo incontro con la ginnastica ritmica risale a quando ne aveva appena 4. Racconta che alle superiori aveva scelto di frequentare un liceo con indirizzo coreutico per comprendere meglio l’ambito della musica e del suono, perché le fosse di aiuto anche nel suo sport. Da quest’anno frequenta il primo anno del corso di Laurea in Scienze Motorie e dello Sport in Università Cattolica, proseguendo così il suo impegno sportivo che tanto la appassiona e la stimola a migliorarsi ogni giorno.
Inizia l’intervista introducendo il suo primo approccio alla ginnastica ritmica: uno sport individuale in cui l’atleta e l’attrezzo - nel suo caso cerchio e nastro - devono apparire come un'unica figura, un insieme di forme e movimenti del corpo in un tutt’uno con l’attrezzo.

“Da piccolina mia mamma mi portò al corso di ginnastica e mi ricordo che, durante il primo anno, lo vivevo solo come un gioco. Mi diceva che ero la più disattenta tra tutte le bambine, ma durante il mio primo saggio, vidi delle ginnaste più grandi esibirsi, e questo fece nascere in me una forte spinta per diventare brava come loro. Negli anni mi sono impegnata tanto per migliorare e così la mia allenatrice, notando questo cambiamento, ha deciso di portarmi nel preagonismo. Da lì sono andata in crescendo”.

Il percorso di Viola è un amore nato nella palestra vicino a casa e che prosegue ancora oggi nello stesso posto, insieme alla stessa allenatrice che la accompagna fin dai suoi primi passi nel mondo della ritmica:

“Abbiamo un rapporto splendido. Lei conosce tutto di me, anche al di fuori della ginnastica. Durante tutto il percorso scolastico e, con l’inizio del percorso accademico, mi ha sempre sostenuto e mi ha lasciato spazio per lo studio, venendomi incontro e capendo le mie esigenze. Conosce la mia passione per lo sport, così come il mio carattere, e sa come prendermi anche nei momenti di difficoltà.”

Il sostegno della sua allenatrice e della famiglia la incoraggia così a continuare questo sport amato, ma che nasconde anche sacrifici, come ore di allenamenti e impegni quotidiani, chiedendole importanti sforzi ed energie, non solo fisici ma anche organizzativi. “Durante il periodo scolastico i miei pranzi sono stati tra macchina e treno andando verso la palestra. Inoltre, le mie gare sono brevissime (durano circa 1 minuto e mezzo) a fronte di anni di allenamento, e questo può anche scoraggiare. Per la mia famiglia non è sempre stato semplice seguirmi. Mia mamma ha fatto sforzi grandissimi per accompagnarmi; ora finalmente ho la patente e sono più autonoma!”

Ma quanto conta il Programma Dual Career per un’atleta abituata a sostenere un percorso sportivo tanto impegnativo?

“Ho conosciuto la Dual Career grazie alle professoresse Brivio e Vago che mi hanno consigliato di provare a entrare nel Programma. Prima non sapevo esistesse, infatti ero preoccupata di non potere più sostenere entrambi gli impegni. Attraverso questo Programma mi sono sentita supportata e ho potuto continuare a seguire la mia passione. Sapere che ci sono persone disposte ad accompagnare le esigenze degli studenti-atleti è bellissimo. Negli anni del liceo la mia allenatrice era una sorta di “tutor”, perché gestiva i rapporti con la scuola, compilando i moduli e i permessi che dovevo mandare alla federazione. Ora, sapere che c’è un’istituzione come l’Università pronta a fare quello che ha fatto lei è stato un sollievo per tutti.”

La sua dedizione allo sport è visibile anche nelle scelte degli studi e nei suoi progetti futuri: “Ho tantissime idee sul mio futuro e mi lascio aperte tutte le porte, ora non so proprio cosa vorrei fare una volta uscita dall’università. Provo diversi nuovi sport nel mio tempo libero e mi piacerebbe proseguire con una professione in questo mondo, ma non so bene ancora pensarmi in un ruolo”.

Da qualche mese, terminati i suoi allenamenti, rimane in palestra per allenare un gruppo di bambine della sua scuola di ginnastica ritmica, che vedono in lei una guida… proprio come lei da piccola osservava le ragazze più grandi muoversi insieme agli attrezzi!

“Ho portato da poco le bambine a una piccola competizione. Essere dall’altra parte è stato molto bello, ho cercato di dare a loro quello che vorrei avere io: tranquillità, supporto, memoria dell’esercizio… mi sono divertita molto! Per me allenare non è a senso unico, io posso provare a trasmettere la mia passione, però sono loro che mi aiutano a creare una reale sintonia, a capire i miei errori o qualcosa di me che non sapevo. Riuscire a supportare ognuna delle bambine, che ha delle esigenze differenti, è molto difficile ma davvero affascinante!”

Viola mostra come la doppia carriera dello studente-atleta richieda fin dall’inizio molti sacrifici, ma allo stesso tempo rappresenti anche una ricca potenzialità da sviluppare in entrambi gli ambiti!

 

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