Come coniugare l’attività sportiva professionale di giovani atleti con il loro percorso scolasticoe accademico? E quali sono i modelli europei a cui ispirarsi? Sono questi i temi affrontati in Università Cattolica nella conferenza “Dual Career of Elite Athletes: a look at European Experiences and a reflection on what still needs to be done”, promossa dall'Alta Scuola in Psicologia diretta da Caterina Gozzoli in collaborazione con Cattolicaper lo Sport, nell’ambito del progetto europeo Regional Centre for Dual Career of Athletes Policies and Advocacy.
Il progetto
Un'ottima occasione per presentare il progetto che ha coinvolto sette partner europei per costruire un centro specifico destinato alla Dual Career, alla presenza di relatori e rappresentanti di Spagna, Romania, Svezia e Italia. Ioana Banica del National Institute for Sport Research di Bucarest ha raccontato la genesi e le finalità del programma, avviato 12 mesi fa: agevolare la doppia attività sportiva e scolastica degli atleti e il successivo inserimento nella società al termine della carriera attraverso linee guida comuni in materia di salute e sostegno finanziario. Per farlo, è necessario che «ogni Paese adotti delle strategie per implementare la Dual Career, partendo già dal sistema educativo e ponendo grande attenzione nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria».
Laura Capranica, presidente di European athlete student network (EAS), ha spiegato gli obiettivi del network fondato nel 2004.
Tra Nord e Sud Europa
Natalia Stambulova, docente della School of Health and Welfare Halmstad University, in Svezia, ha illustrato la situazione presente in Danimarca, Finlandia, Norvegia, Islanda e Svezia: «Abbiamo avviato collaborazioni in ambito nazionale con alcune federazioni sportive, mirate ad affrontare due principali tematiche: sviluppare programmi universitari sulla Dual Career e favorire la formazione di allenatori qualificati e competenti».
Obiettivi condivisi anche da Miquel Torregrossa dell’Universitat Autònoma di Barcellona, il cui modello di Dual Career ricalca quello della maggior parte dei Paesi del Sud Europa: «Abbiamo terminato un progetto sulla combinazione tra sport e studio, ora ne stiamo facendo un altro incentrato maggiormente sull’aspetto ludico, educativo e di inserimento nel mondo del lavoro».
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