Università Cattolica del Sacro Cuore

Dal 5 per mille alle erogazioni in natura: a che punto sono i decreti della Riforma

 

La riforma del Terzo settore? "È un grande cantiere ancora in costruzione. Ma questo non dovrebbe stupire dal momento che si tratta di una riforma strutturale, che interessa circa 350mila enti: una platea molto vasta e soprattutto eterogenea, che va dalle piccole associazioni di volontariato alle grandi realtà del mondo cooperativo. La riforma si è dovuta confrontare con il riordino di un quadro normativo estremamente frammentario e con la necessità di riformulare, abrogare e riaccorpare disposizioni che si erano stratificate e succedute nel corso dei decenni passati. È naturale, quindi, che l’attuazione della riforma preveda una serie di passaggi graduali, per condurre gli enti verso la piena operatività delle nuove regole. Si tratta di una svolta culturale che prende le mosse dall’inserimento di una definizione giuridica di “ente del Terzo settore” e dalla necessità di uscire dallo schema secondo cui il non profit è legato alle misure fiscali prima ancora che al tipo di modello organizzativo che si sceglie. Occorre dunque in questa fase accompagnare gli enti, specie quelli di più piccole dimensioni, verso il nuovo registro partendo dall’idea che questa non è la riforma degli statuti ma è una riforma più ampia, che include una serie di opportunità che andranno vagliate attentamente".

Questi i prossimi passaggi verso l’attuazione delle nuove regole: "secondo le ultime indicazioni fornite dal Ministero del lavoro per il prossimo anno, il 2020, è prevista la messa in funzione del Registro unico nazionale del Terzo settore. Bisognerà invece probabilmente attendere l’anno successivo, il 2021, per l’operatività delle nuove norme fiscali, che è subordinata all’approvazione da parte della Commissione Europea."


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