Università Cattolica del Sacro Cuore

Lo sport femminile NON esiste

Nella sede dell’Università Cattolica S. Francesco, atlete, studenti e professionisti del settore hanno messo a tema un’abitudine ancora molto diffusa di distinzione di narrazione e di valorizzazione dell’atleta in base al genere.

Ad aprire il dialogo è la professoressa Chiara D’Angelo, che porta i saluti di Cattolicaper lo Sport e del Comitato per le Pari Opportunità. Ricorda il valore del Programma Dual Career, che permette agli studenti-atleti di non dover scegliere tra studio e agonismo: «un percorso che tiene insieme entrambe le dimensioni». Subito dopo è Matteo Mantica, co-founder di ONElabMilano ad allargare lo sguardo al progetto internazionale da cui nasce la Global Goals World Cup (GGWCup): «Al torneo di calcio a 5 del 6-7 giugno ogni squadra adotterà un obiettivo dell’Agenda 2030. Desideriamo che lo sport generi anche consapevolezza».

Il nastro che lega il titolo all’incontro passa dalle mani della giornalista sportiva Chiara Icardi «Oggi vi chiediamo di riflettere insieme: cosa significa questo titolo? Ne parliamo con atlete che ogni giorno abitano questo mondo». La prima a intervenire è Alexandra Agiurgiuculese, atleta di ginnastica ritmica della nazionale italiana «Il mio sport è prettamente femminile, ma questo non dovrebbe influenzare il modo in cui viene raccontato. Per me lo sport unisce a prescindere» replica. Le sue parole riportano alla memoria il bronzo mondiale a Sofia nel 2018, un risultato storico che riporta l’Italia sul podio dopo ventisette anni, ma che non riceve il riconoscimento mediatico che merita. Alexandra continua raccontando la sua quotidianità: «Mi alleno otto ore al giorno, sei giorni a settimana. Per me questo è lo sport».

Poi arriva il momento più intenso. Parla del percorso necessario per ottenere il riconoscimento ufficiale di un elemento tecnico da lei ideato, oggi inserito nel Codice dei Punteggi, un traguardo raro, eccezionale. «Per ottenerlo ho dovuto eseguirlo tredici volte, ogni volta in una gara più impegnativa. Lo avevano descritto come un percorso veloce, semplice, invece si è rivelato essere un percorso lungo e faticoso, mai nessuna atleta italiana lo aveva fatto. Nel momento dell’ultima valutazione durante una gara importante per il mio percorso al mondiale sapevo che sarebbe bastato un errore per mandare tutto all’aria, ma per fortuna è andato tutto per il meglio».

Accanto a lei, Carlotta Gardini e Agnese Zapelli continuano raccontando esperienze quotidiane di equilibrio tra studio e allenamenti grazie al Programma Dual Career. «Università e sport sono sempre andate insieme, anche nei momenti di difficoltà. Questo accresce il mio valore personale, sia nello sport che nello studio», dice Gardini. È Zapelli a ripercorre un momento più fragile del suo percorso sportivo: l’infortunio e la paura di dover lasciare il tennis. «Pensavo di dover scegliere. Poi, grazie al Programma, ho capito che avrei potuto continuare entrambe le cose. Non riesco a vedermi senza tennis».

Nel finale, Chiara Icardi riporta l’attenzione sul tema appena citato dalla tennista ricordando un momento sportivo di Alexandra nel 2021. «Mi sembrava che gli altri ci credessero più di quanto facessi io. Ho dovuto staccarmi dalla ginnastica per riuscire a riapprezzare tutto» ha replicato Alexandra «Ora mi alleno perché lo voglio io. E seguo il mio Team per, speriamo, arrivare alle Olimpiadi del 2028 con obiettivi nuovi, più personali».

È in queste traiettorie che si capisce quanto lo sport possa essere veicolo di cambiamento e di empowerment.


Courtesy: Istituto Italiano di Fotografia 
Foto di: Alessandro Uttaro

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