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Scienze linguistiche e letterature straniere

Preside: Prof. Giovanni GobberPreside: Prof. Giovanni Gobber

La Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica offre una formazione che coniuga la passione per le lingue e le culture dei paesi stranieri con l’acquisizione di competenze aziendali, turistiche, comunicazionali e di relazioni internazionali. Un progetto al passo con i rapidi e intensi cambiamenti del contesto globale in ambito culturale, sociale e professionale.

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Ogni lingua è una cultura. [...] La vera perdita potrebbe stare nella monocultura - quale che essa sia - nella perdita in sé di un pluralismo culturale - in quanto solo il pluralismo è portatore di comparazione, di feconda dialettica, di creatività culturale, di ricchezza civile immanente al campo della formazione linguistica.
Sergio Cigada, primo Preside della Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere

I percorsi di lingua e letteratura poggiano le basi su una riconosciuta tradizione dell’Ateneo e garantiscono l’acquisizione di un’abilità linguistica qualificata e specializzata in almeno due lingue a scelta. Le scienze linguistiche
- teoriche e applicate, oltre che storiche - rappresentano invece la base epistemologica dei vari profili formativi. Chi si laurea in Scienze linguistiche ha così nel suo bagaglio un passepartout linguistico per conoscere ed esplorare il mondo. Non a caso la Facoltà è tra le migliori in Italia nel campo umanistico in rapporto all’inserimento lavorativo dei suoi laureati.

La Facoltà propone un corso di laurea in Scienze linguistiche, attivo a Milano e a Brescia, articolato in diversi curricula e profili, ideati per poter acquisire conoscenze in aree professionali specifiche. Inoltre a Milano è attivo il corso di laurea interfacoltà in Scienze linguistiche per le relazioni internazionali, con la Facoltà di Scienze politiche e sociali.
Questa offerta, che tiene conto delle esigenze della realtà globale, favorisce un inserimento più rapido nel mondo del lavoro, con la soddisfazione di aver realizzato interessi, aspirazioni e inclinazioni.

Io ritengo che l’Università contemporanea, se ha il dovere di collaborare per il progresso delle scienze e di seguire la metodologia richiesta da ognuna di esse, non deve però mai porre in secondo ordine ciò che esige il riconoscimento del suo primato, vale a dire l’uomo, la persona umana, il mondo della spiritualità