Università Cattolica del Sacro Cuore

Oltre la performance: il valore dell’identità

Da 5 anni c’è uno stretto legame tra il master Comunicare lo Sport e il Programma Dual Career. Il progetto coinvolge sei atleti del Programma, affiancati dagli studenti del master divisi in sei piccoli gruppi per seguire ogni atleta per costruire l'immagine social. Il progetto si fonda su un’idea di contaminazione positiva: un’occasione di scambio e crescita reciproca.

Veronica Durante, studentessa del master, racconta:
"È difficile costruire l’immagine di un atleta. Nel nostro caso seguiamo Carlotta Gandini, che sin da subito ha avuto un’idea abbastanza chiara dei suoi obiettivi: trovare uno sponsor. Si tratta di un traguardo ambizioso. Abbiamo capito che fosse fondamentale costruire attorno a lei un’immagine professionale, non solo quella di una ragazza di vent’anni che frequenta l’università."
Il tema dell’identità da trasmettere sui social trovando la chiave corretta, è un punto determinante. Raccontare l’atleta nella sua interezza facendo leva su esperienze positive per arrivare a ciò che l’atleta chiede, richiede pazienza e una linea comunicativa definita e lineare. Continua.
"Siamo partiti dal social che usa regolarmente, Instagram, raccontando la sua vita personale. L'intento è stato quello di valorizzare anche il suo percorso da studentessa in ottica futura: tiene molto a quello che studia e nel suo post carriera tennistica vorrebbe poter unire formazione e sport e noi siamo partiti proprio da questo."

Accanto a Veronica, Antonio Toscano, anche lui studente del master, evidenzia un’altra dimensione fondamentale del progetto, il rapporto umano e professionale che si crea tra studenti e atleti.
"Il nostro gruppo segue Marco Bedon. Il suo intento è quello di promuovere il suo sport tramite la sua figura, valorizzando chi lo pratica. Abbiamo avuto l’occasione di proporgli un’ospitata in un podcast sul tema della Dual Career. Marco è un ragazzo molto disponibile e gentile. Siamo arrivati al punto di confrontarci con alcune realtà, anche tramite sondaggi e poi portargli proposte. Si è creato un rapporto di totale fiducia. In questo modo impariamo a fare da intermediari e a relazionarci con contesti che potrebbero ospitare l’atleta prima ancora di proporglielo."

Il progetto diventa così anche un laboratorio di competenze relazionali e professionali, gli studenti imparano a relazionarsi, proporre, mediare sotto lo stimolo continuo del raggiungimento dell’obiettivo preposto. Continua "Siamo partiti con una prima fase di analisi e poi abbiamo costruito un programma. Con il tempo sono nate nuove idee: ci siamo confrontati tra di noi, per poi andare ovviamente dall'atleta, l’ultima decisione spetta a Marco. È bello e interessante lavorare così in un confronto continuo."

"Ho condiviso la mia visione, a partire da un’idea a cui tengo molto: diffondere il mio sport nelle scuole. Abbiamo lavorato sui profili social — Instagram, Facebook e TikTok. Questi ragazzi è come se fossero diventati i miei manager dallo scorso autunno. Questa attività è preziosa per noi sportivi, che abbiamo grande bisogno di visibilità." Conferma lo stesso Marco Bedon, impegnato nello sport del pattinaggio a rotelle.

Anche per Tommaso Vecchiola, cestista, il progetto è un’opportunità di crescita anche professionale:
"Ho avuto la fortuna di trovare studenti del master molto presenti. Non sono una persona particolarmente attenta ai social e non curo molto la mia immagine, ma se si punta a livelli alti, diventa un aspetto fondamentale curare ciò che raccontiamo di noi."

"Non capita spesso, in sport minori come il mio, di essere coinvolti in progetti che permettono di sviluppare la propria visibilità e immagine pubblica. A lavorare con questi studenti mi sono trovato bene, sebbene abbiano avuto un po’ di difficoltà, comprensibili, nel cercare qualcuno cui interessi fino in fondo la mia disciplina, anche per promuoverla e sostenerla. Mi danno suggerimenti per migliorare i miei contenuti social e vedo che soprattutto dopo le gare, follower e interazioni crescere" dice Samuele Patisso Colonna, atleta di trampolino.

L’esperienza del master si configura così come uno spazio di collaborazione, in cui studenti e atleti crescono insieme.
"Questo progetto mi appassiona perché è molto concreto. Il master apre tante possibilità, senza chiuderne nessuna. C’è anche una grande soddisfazione nel lavorare sul tema della Dual Career e sull’identità. Inoltre, il lavoro in piccoli gruppi funziona molto: dove non arriva uno, arriva l’altro." Concludono Veronica e Antonio immaginando un loro futuro professionale successivo.

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