Università Cattolica del Sacro Cuore

di Francesco Berlucchi

 

È partito con una stoccata vincente il terzo anno del Percorso Dual Career. A metterla a segno è stata Margherita Granbassi, ospite del primo evento pensato per i 23 nuovi studenti-atleti dell’Università Cattolica che sono entrati nel progetto promosso da Cattolicaper lo Sport. A dare loro il benvenuto, la fiorettista triestina, che è rappresentante degli atleti presso il Consiglio Nazionale del Coni, oltre ad essere stata tre volte campionessa del mondo e due volte medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino.

 

L'importanza di continuare a formarsi

 

«Avete una grande fortuna – ha detto Margherita agli studenti –, avere un percorso universitario che vi accompagna durante la vostra carriera sportiva. Solo pochi anni fa, la coesistenza tra sport e studio poteva rappresentare un problema già alle scuole elementari. Certo, c’è ancora tantissimo lavoro da fare, perché troppo spesso ci si dimentica che per eccellere nello sport occorrono tante caratteristiche, chiamatele soft skills, che saranno fondamentali durante la vostra carriera universitaria e in ambito lavorativo. Dunque è importante continuare a formarsi, perché chiudere la carriera agonistica è brutto per tutti, e nessuno può sapere con precisione quando questo accadrà».

 

Cosa insegna lo sport 

 

Proprio come è accaduto a Margherita. Dopo la settima operazione al ginocchio, con spostamento della rotula e trapianto di menisco, nel marzo 2014 tornò in pedana in coppa del mondo. Nel primo assalto a eliminazione diretta il ginocchio sinistro fece di nuovo crac. Fu la fine, a 34 anni, della sua attività agonistica. «Per me quel momento è stato realmente traumatico. Non tanto per il dolore fisico, quanto perché non ho potuto decidere io quando smettere. Ma poi ho ripensato a quello che lo sport mi ha dato: molti insegnamenti li assorbi, ti entrano nel dna. Penso alla gestione dello stress e di situazioni critiche, alla capacità di organizzarsi, all’autostima, alla concentrazione. Perché lo sport è emozione, e non serve arrivare all’Olimpiade per vivere tutto questo».

 

Un valore aggiunto nello studio

 

«Lo sport può essere un valore aggiunto nello studio – commenta Mario Gatti, direttore della Sede di Milano dell’Ateneo, durante l’incontro – Ed è questa la parte più interessante del progetto. Speriamo che questa modalità sia per voi studenti il modo di frequentare l’università con il massimo del profitto. Un profitto non solo legato ai risultati sportivi o accademici, ma una tappa fondamentale della crescita di ognuno di voi, sia come atleti sia come persone, per affrontare il futuro che vi aspetta».

 

Già, perché chi fa sport a livello agonistico inizia ad affrontare le sfide da bambino. «All’inizio è solo un gioco – continua Margherita -, ma l’aspetto ludico deve rimanere presente anche quando si cresce. Lo sport però è anche un impegno, e questo è un aspetto molto importante per i bambini. La mia palestra era ad un’ora da casa, a Udine. Mi ricordo lunghi viaggi, con mia mamma alla guida e le musicassette nell’autoradio. Non ascoltavamo la musica, ma le registrazioni delle mie lezioni, per sfruttare ogni minuto per studiare. Così ho imparato a gestire il mio tempo».

 

I numeri della Dual Career

 

Al programma Dual Career hanno partecipato 25 studenti-atleti durante il primo anno, 50 l’anno seguente e, attualmente, i partecipanti sono 65.  La Facoltà di Scienze della Formazione – e in particolar modo il corso di laurea in Scienze Motorie e dello sport – è prediletta dagli studenti-atleti insieme a quella di Economia. Ma ci sono anche Giurisprudenza, Psicologia, Scienze Linguistiche, Scienze Agrarie, Lettere e Filosofia, Scienze Politiche e sociali. Sono 22 gli sport praticati, dal calcio, alla pallavolo, al basket fino al nuoto salvamento e al wakeboard, a rappresentare l’intero panorama sportivo.

 

Già 10 studenti-atleti si sono laureati e 5 sono i laureandi entro il mese di aprile. «Oltre alle borse di studio, quello che la nostra Università propone è soprattutto un percorso di tutorship – spiega Chiara D’Angelo, coordinatrice del Percorso Dual Career – Ma è anche l’occasione per stimolare gli studenti a prendersi carico del proprio processo di carriera. Per rendere il percorso universitario più proficuo e arricchente possibile».

 

photo credits: Twitter.


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