Università Cattolica del Sacro Cuore

Va bene la globalizzazione, ma con valori precisi. Come il made in Italy


"Gli ultimi eventi hanno fatto capire come 'tutto il mondo è Paese': un fenomeno nato a migliaia di chilometri di distanza è diventato in pochissimo tempo una grave emergenza nazionale e locale. L’economia e i mercati sono interconnessi e di fatto non esiste più il paradigma di una impresa esclusivamente nazionale o locale: anche quella più piccola ha infatti relazioni quotidiane e visibilità globale, ha clienti e fornitori internazionali."

Nell'arena internazionale le realtà imprenditoriali non sono tutte uguali, spesso sono profonde e significative le differenze. "In particolare, quelle italiane - incluse quelle piccole e medie - non esportano solo beni e servizi di alta qualità, apprezzati a livello mondiale per affidabilità, creatività e genialità, ma esportano anche valori d’impresa altamente positivi. Per esempio: il valore del lavorare duro, della famiglia, della qualità, della creatività e dell’innovazione, della sicurezza dei clienti e dei prodotti, del rispetto dei lavoratori e delle comunità in cui si opera. ... Oggi i problemi non sono più di quantità, ma di qualità."

L'attenzione quindi a importanti fattori, tra cui la peculiarità di essere parte integrante di un territorio, di una comunità e, della stessa, essere agenti economici e sociali di cambiamento generativo.

Il
Professore Marco Grumo, nella sua analisi, sottolinea che nei mercati globali competono sostanzialmente tre tipologie di imprese, difficilmente identificabili a “occhio nudo” (specie nel breve termine): le prime, le potremmo chiamare “imprese - agenti sociali”, le seconde, “imprese - titolo” e le terze “imprese - giocattolo”.


Leggi l'approfondimento del Professore Marco Grumo, Coordinatore scientifico di Cattolica per il Terzo Settore, pubblicato da Il Sole 24 Ore.