Università Cattolica del Sacro Cuore

di Francesco Berlucchi

Il calcio è uno sport di squadra. In ogni team - in questo sport così come in qualsiasi professione - c’è chi scende in campo e chi ne costruisce il successo lavorando preziosamente dietro le quinte. Andrea Scanavino fa parte del secondo gruppo, quelli che in strada non vengono fermati per un selfie o per un autografo. Quelli che, però, non sono mai stanchi di mettersi a servizio degli altri, inseguendo pervicacemente un sogno, fino a trasformarlo in realtà.

Scanavino ha 48 anni ed è il preparatore atletico della Nazionale italiana di calcio. Ci risponde mentre ha appena lasciato l’hotel romano dove gli azzurri, tornati da Wembley, hanno festeggiato la vittoria degli Europei. Campioni d’Europa 53 anni e 13 edizioni dopo l’unico titolo continentale finora sollevato, proprio nella capitale, da Giacinto Facchetti. «È stato un viaggio straordinario, inaspettato – racconta –. Abbiamo affrontato l’Europeo partita dopo partita, senza pensare troppo alle prossime gare. Senza alimentare la pressione dall’interno. Il mio compito è evitare che vengano prese decisioni d’istinto, lo si fa comunicando dati oggettivi all’allenatore. Spesso sento parlare di sacrifici: facciamo il mestiere più bello del mondo; i sacrifici ci sono, è vero, ma non dimentichiamoci mai che siamo fortunati. Pensare al bene comune porta a raggiungere risultati che razionalmente non sarebbero giustificabili».

Scanavino ha lavorato per 12 anni alla Juventus, accanto ad allenatori come Marcello Lippi, Carlo Ancelotti, Fabio Capello, Didier Deschamps, Claudio Ranieri, Alberto Zaccheroni. Alla Sampdoria, con Domenico Di Carlo e Alberto Cavasin. Poi, per sei stagioni, all’Inter, dove ha conosciuto Roberto Mancini. «Di Mancini colpisce la sua serenità nell’affrontare i problemi – racconta ancora –.  È una convinzione che passa attraverso i gesti quotidiani, riti che si ripetono, possono perfino sembrare scaramantici. E invece fanno parte del suo modo di essere, rimanendo sempre sé stesso. E forse è proprio per questo che viene così apprezzato da chi lavora con lui».

Mancio lo ha voluto con sé allo Zenit San Pietroburgo, dove è rimasto anche quando l’allenatore jesino è rientrato a Roma e ha scelto la sfida di guidare la Nazionale azzurra dopo il flop alle qualificazioni ai Mondiali 2018. In Russia, negli ultimi tre anni Scanavino ha sempre vinto la Prem'er-Liga. E grazie al permesso speciale conferitogli dalla società e dall’attuale allenatore Sergej Semak, ha potuto continuare ad affiancare Mancini come preparatore atletico della Nazionale italiana. «Mi sono unito alla Nazionale nel settembre 2018. Non avendo partecipato al primo ritiro dell’era Mancini, quello di giugno, dopo l’estate mi presentai ai giocatori. Ricordo ancora la scintilla che vidi accendersi quando portai le casse e misi la musica durante l’allenamento. I giocatori erano scioccati, ho ancora in mente le loro facce. La musica ha aiutato a cementare l’unione tra i giocatori e ha alimentato lo spirito gioioso di questa squadra. Uno spirito che hanno trasmesso al Paese: la gioia di stare insieme».

Del resto, il suo metodo di allenamento Scanavino l’ha portato anche in Università Cattolica, al Master Teoria e metodologia della preparazione atletica nel calcio (nelle foto, insieme agli studenti). «È arrivato dalla stazione Centrale sulla sua bicicletta pieghevole – ricorda Paola Vago, coordinatore didattico del Master – portando con sé, sulla bici, tutti gli attrezzi necessari per la lezione. Attrezzi molto semplici, che gli permettono di trovare soluzioni rapide per migliorare l’esecuzione del gesto. In lui si percepisce immediatamente la voglia di trasmettere il suo sapere, fatto di concretezza, accumulato sul campo giorno dopo giorno».

«Agli studenti suggerisco di essere sempre sé stessi – dice Scanavino – perché la differenza che c’è tra la realtà e il sogno è molto piccola. L’occasione non si trova dietro l’angolo, bisogna percorrere tanta strada. La mia, mi ha portato a San Pietroburgo, dove ho ritrovato l’entusiasmo. Spero che anche gli studenti del Master (che sono tornati da poco da Coverciano, ndr) possano trasmettere la loro incredibile passione alle prossime generazioni di sportivi».

In Nazionale, Scanavino si occupa della preparazione e della programmazione quotidiana degli allenamenti. «Nel team, Valter Di Salvo, che è il responsabile dell’Area performance e ricerca della Figc, segue i giocatori nell’attività di recupero post gara, mentre Claudio Donatelli si occupa delle attività in palestra e del recupero dei giocatori infortunati». Il pensiero, a questo punto, va a Leonardo Spinazzola, vittima della rottura del tendine d’Achille nei quarti di finale. «L’infortunio di Spinazzola è stato un lampo – spiega –.  In casi come questi non ci sono grandi segni premonitori. Non potevamo prevedere nulla. Le fasi critiche, per noi, sono state quelle in cui avevamo giocatori che rientravano da infortuni, come Marco Verratti. Claudio (Donatelli, ndr) l’ha portato al rientro in squadra, passo dopo passo».

Anche per questo, acquisiscono un valore particolare la prima medaglia da campione europeo consegnata proprio a Spinazzola, che ha alzato le stampelle al cielo, e il suo abbraccio, poco dopo, con Verratti. «Abbiamo festeggiato ancora increduli – conclude –. È stato meraviglioso incrociare gli occhi felici e commossi di tante persone che hanno celebrato la vittoria insieme a noi. Gli ultimi sono stati Giuliano Sangiorgi (frontman dei Negramaro, ndr), con noi in hotel a Roma, e Edoardo Bennato, in collegamento video per cantare insieme le notti magiche di Un’estate italiana». Ancora una volta, con la musica, quella giusta, e le casse. Come nel suo primo allenamento con gli azzurri. Ma questa volta, da campioni d’Europa.

photo credits: Twitter @azzurri


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