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Roberta Baldi: The Hat Factory di Paul Durcan: viaggio e identità.
Il presente contributo intende esaminare la poesia "The Hat Factory" di Paul Durcan tratta dalla raccolta Teresa's Bar (1976). L'analisi si propone innanzitutto di delineare le caratteristiche del viaggio descritto in cui il viaggiatore è il narratore stesso e il percorso geografico-culturale viene invece indirettamente segnalato dai differenti copricapi che egli cita lungo il testo. A partire dagli elementi rilevati, l'indagine intende quindi analizzare il tema dell'identità individuale esaminandolo sia tra i rappresentanti delle diverse culture "visitate" attraverso i relativi caratteristici cappelli, sia rispetto al narratore/viaggiatore, concentrandosi in conclusione sull'esame di alcune affermazioni di chiosa - in particolare "probably, I shall never wear a hat" - che segnano e sembrano sintetizzare le tappe finali e gli esiti del suo viaggio.
Su Durcan si veda il sito a lui dedicato http://indigo.ie/~cmcc/durcan.html
Alessandro Perduca: L'abisso del nichilismo. Il rapporto Conrad-Nietzsche attraverso una lettura di Typhoon
Con la filosofia di Nietzsche il "mondo diviene favola", la metafisica, cura e orizzonte del pensiero occidentale, abbandona le aule dell'Accademia in viaggio verso nuove forme di espressione che ne esprimano la Krisis. Viaggio e nomadismo ne divengono figure essenziali e, il viaggio, percorso di ricerca e prova dagli esiti imprevedibili. Le posizioni del filosofo tedesco non fanno "scuola" in senso tradizionale, ma riflettono profeticamente un état d'esprit cui fa eco la letteratura. J. Conrad riflette un'omologa inquietudine e deriva del Homo europaeus. Intenzione del contributo è presentare un'analisi di Typhoon, un dramma che attingendo a una comune idea di significatività dell'esistenza, e con un'impronta ironica, descrive la dissoluzione dei paradigmi fondamentali della Kultur ottocentesca.
Su Conrad si veda il sito della Conrad Foundation.
Maria Giovanna Salerno: Travels in the two sicilies Henry Swinburne: Un aristocratico inglese alla scoperta del sud Italia
Henry Swinburne (1743-1803), ecclesiastico mancato, ci ha lasciato una testimonianza tra le più suggestive che delle nostre regioni meridionali ci sia pervenuta. L'aristocratico inglese percorse in tutte le direzioni l'Italia meridionale, a cavallo e a piedi, accompagnato da un servitore per migliaia di chilometri e i tre anni di questo viaggiare coraggioso rappresentano un'impresa certamente eccezionale per i tempi. Frutto di quest'avventura sono i volumi dei Travels in the Two Sicilies, pubblicati una prima volta a Londra nel 1783, che dimostrano un'attenta documentazione storica ed economica delle nostre regioni e rivelano una attenzione puntigliosa alla realtà. Swinburne si lascia ispirare dai luoghi, dalla voce e dal volto degli abitanti e non si illude di ritrovare intatte suggestioni e presenze del mondo classico. Il riferimento "classico", invece, diviene un motivo ulteriore di fronte ad una realtà, la cui bellezza naturale ed immediata viene descritta tramite uno stile limpido, critico ed obiettivo. Swinburne non esita ad affermare che "non è possibile penetrare lo spirito dei classici senza aver prima visitato l'Italia e la Grecia. Infine sono convinto che i miei viaggi mi hanno reso molto più sensibile alle loro bellezze di quanto non lo sarei mai stato se non mi fossi mai mosso dal mio paese."
Diego Sorba: "Our end is our own to be won by our own endeavour" – In difesa delle mete (forse) mai raggiunte dall’esploratore Louis MacNeice.
Partendo dai versi conclusivi del testo "Ode", in cui il poeta afferma di dovere "become the migrating bird following felt routes [...] and so come to one’s home. / And so come to one’s peace while the yellow waves are roaring" (v.173,179-180), il saggio si propone di fare affiorare, attraverso l’immagine di questo simbolico "viaggio" homewards e il richiamo ad altri luoghi della raccolta Poems (1935), di cui "Ode" è epilogo e summa, i valori assoluti (nonché temi centrali di quella particolare raccolta) della poesia di MacNeice: l’incompletezza, l’instabilità e la varietà delle cose come forma paradossale di coerenza, e l’umanissima tenacia di un’irrisolta quest esistenziale come supremo gesto affermativo di (e per la) Vita. Questo motivo dell’endeavour è analizzato poi in un secondo testo, "Thalassa", in cui l’anonima voce di un probabile redivivo Odisseo incita alla ripresa del Viaggio, intrecciando stretti legami tematico-linguistici con "Explorations" (il testo da cui sono tratti citazione ed arrischiato epiteto nel titolo del saggio), oltre che con la stessa "Ode", e proponendosi come emblematica chiusa dell’intero corpus macneiciano.
Non esistono siti di rilievo accademico dedicati a MacNiece, se si escludono le scarne voci delle enciclopedia multimediali, di un certo interesse è tuttavia interessante visitare la pagina del sito di Carrickfergus, la cittadina dell'Ulster dove LMN trascorse l'infanzia.
Nicoletta Vallorani: Malinowski e Conrad: Il viaggio antropologico in Heart of Darkness
Come disciplina accademica, l’antropologia viene codificata sia in Inghilterra che negli Stati Uniti verso la fine del XIX secolo. Lo scopo principale che le viene riconosciuto è quello di tentare di stabilire un codice di procedimenti professionali e di assorbire e organizzare una gran quantità di immagini inquietanti legate alla relazione che le maggiori potenze imperialiste stabiliscono con le loro colonie. Viene istituito il Bureau of Anthropology, mentre personalità di grande rilievo - E.B.Tylor, E.Durkheim e Franz Boas - tentano di definire i parametri attraverso i quali ricercatori e viaggiatori devono misurarsi con le culture "primitive". La School of Cambridge contribuisce a promuove l’antropologia e il suo approccio scientifico all’Alterità coloniale, ma nello stesso tempo questa disciplina fornisce alla letteratura un’imponente riserva di strumenti immaginativi di pensiero ed espressione, che filtrano senza difficoltà nella letteratura, assumendo forme diverse.
Almeno in qualche misura, l’antropologia e una nuova idea di viaggio si sviluppano insieme. Tuta la cultura del periodo è impregnata dell’idea del viaggio, che diventa un ipotesto molto chiaro della narrativa epocale. Stevenson svela le tracce dei viaggi di James Cook attraverso i vagabondaggi dei suoi protagonisti, e Kipling prende a prestito il mito del Raja Bianco – Rupert Brooke – nel suo "The Man Who Would be King". Conrad segue lo stesso percorso, che diventa tanto più visibile quando l’esperienza coloniale è mostrata nella contraddittorietà dei suoi esiti, come accade in Heart of Darkness. Tutto il romanzo ruota intorno a modelli antropologici molto chiari – vale a dire l’idea di una società attraversata da tabù profondi e la figura del Dio morente. Di certo sostenuto dalla imponente ricerca di Frazer nel campo dei miti e delle immagini legate alle culture "primitive", lo schema antropologico/narrativo di Conrad è mediato dalla sua relazione con Malinowski, anch’egli membro della School of Cambridge e conoscitore delle opere di Conrad. Il nome del romanziere emerge di continuo nei diari di Malinowski, ed è spesso abbinato al riferimento a Heart of Darkness.
Lo scopo di questo studio è indagare la natura di questa relazione, individuando prove concrete del modo in cui i modelli antropologici di Malinowski emergono in Heart of Darkness e mostrando come sia lo scrittore che l’uomo di scienza arrivino alla medesima conclusione: la definizione di primitivismo come un simbolo altamente significativo di alterità.
Alessandro Vescovi: "Temi e stili in Pictures from Italy"
Pictures from Italy è il secondo libro di viaggio di Charles Dickens, scritto negli anni ’40 dopo il successo di
American Notes. La critica non ha mai mostrato grande interesse per questo volume, considerato minore e poco documentato. Chesterton sostiene che Dickens abbia visitato l’Italia sui trampoli, a causa del distacco che lo scrittore sembra mantenere rispetto al paese visitato. Tuttavia il volume rispecchia gli interessi dello scrittore per il paesaggio urbano e per la società che lo compone, mostrando un’estrema varietà di stili. In effetti il volume potrebbe essere una rassegna delle modalità stilistiche usate con maggiore omogeneità nella produzione narrativa (dallo
sketch ai cosiddetti
bleak novels) e saggistica. In particolare di grande interesse è il brano quasi surrealista dedicato a Venezia, che non ha pari nella produzione dickensiana e che recentemente è stato avvicinato alle
Città invisibili di Italo Calvino. Da un’analisi stilistica di diverse parti del volume emerge una mappa piuttosto coerente degli interessi e dei valori dell’uomo Dickens che – al di là delle sue dichiarazioni ufficiali (giornalistiche) e semi-ufficiali (epistolari) – come Shakespeare sfugge alla comprensione dei biografi e dei lettori dei romanzi.
Il testo di
Pictures from Italy è disponibile sul sito di
Gutenberg, mentre su Dickens e l'Italia si rimanda al sito
Carlo Dickens, in lingua inglese.
Patrizia Villani: "'The Schooner Flight' di Derek Walcott, viaggio senza fine nell'immaginazione"
Il contributo intende analizzare il poema "The Schooner Flight" in quanto rappresentazione di un percorso simbolico alle radici della vocazione di Derek Walcott, sottolineando gli elementi che fanno di questo testo un viaggio nel mondo della scrittura e della poesia che non può avere, necessariamente, né approdo né ritorno. Il protagonista (marinaio poeta) e l'autore reale e implicito del poema si intrecciano e sovrappongono su vari livelli, mettendo in evidenza come la scrittura costituisca inoltre uno strumento fondamentale di risanamento di quella frattura esistenziale che può essere considerata tipica della letteratura post-coloniale e in particolare di Walcott, che anche in Another Life e Omeros ha postulato l'esperienza inscindibile di vita/poesia/viaggio per attuare le proprie potenzialità di artista caraibico.