Università Cattolica del Sacro Cuore

Shakespeare economista

Incontro  11 marzo 2015
Aula: Chiostro Nina Vinchi – Piccolo Teatro di Milano, Via Rovello, 2 -  Ore: 17.00
Shakespeare Prede per lupi. Shakespeare e l’appetito dell’economia

L’etimo remoto del termine “appetito” rimanda al latino ad-petere e vale innanzitutto “andare verso” e, come conseguenza diretta su un altro piano antropologico e simbolico, “desiderare vivamente una cosa per naturale inclinazione o bisogno”. È talmente naturale tale umana inclinazione che lo stesso termine è anche adoperato “in modo assoluto” con il significato di “desiderio di cibo”.
Sono molti gli “appetiti” incarnati sulla scena del teatro di Shakespeare dai protagonisti della sua incomparabile creatività, incluso quello economico. Una delle declinazioni shakespeariane di quest’ultimo è particolarmente acuta, profonda e lungimirante. È proposta in quel celebre passo di Troilus and Cressida (I. iii, vv. 75-137) in cui Ulisse si rivolge all’esercito greco paralizzato dalle fazioni sotto le mura di Troia: egli afferma che, quando l’appetito dell’economia si manifesta senza “degree” (v. 101), perde i suoi lineamenti antropomorfi, abbandona le dimensioni personale e comunitaria, e riporta alla ribalta dell’esperienza umana la figura – solitaria, raminga ed insaziabile - di un homo homini lupus proiettato su scala universale e condannato all’autoannientamento.

 

Prede per lupi. Shakespeare e l’appetito dell’economia

Enrico Reggiani - Università Cattolica del Sacro Cuore

Chiostro Nina Vinchi – Piccolo Teatro di Milano, Via Rovello, 2

(in concomitanza con il ciclo di incontri Appetiti in scena, curato da Caroline Patey - Università degli Studi di Milano)

DUE CORNICI MUSICOLETTERARIE 

Orlando Gibbons (1583-1625), Nunc Dimittis e Magnificat
John Dowland (1563-1626), Lamentatio Heinrici Noel (Henry Noell his funerall Psalmes) 

  • Mariano Amirante, oboe
  • Lorenzo Zuccalà, flauto
  • Eleonora Zaffuto, flauto
  • Federico Piaia, clarinetto

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Perché Shakespeare economista? Perché Shakespeare è Shakespeare anche nell’ambito dei rapporti tra l’esperienza letteraria (in) inglese e l’esperienza economica: acuto osservatore delle trasformazioni economiche del suo tempo; raffinatissimo interprete sulla scena della dialettica coeva tra terra e denaro; protagonista consapevole dei diversi ambiti d’azione dell’homo oeconomicus in quegli anni; saldamente radicato nella storia di chi lo ha preceduto; lungimirante perché capace di scrutare il cuore dell’uomo; insomma, Shakespeare. Tanto più significativo in questi nostri anni difficili e nella cornice delle celebrazioni shakespeariane 2014-2016.
Secondo l’anglista Frederick Turner, il Bardo per antonomasia è utile persino agli economisti poiché propone di concepire «un’economia come una compagnia teatrale, un gruppo di attori, la cui interazione genera la trama dell’opera: come quest’ultima, un’economia politica è fatta da persone le cui differenze e conflitti formano una totalità artistica che è più grande della somma delle loro parti».

N.B. Ogni incontro è introdotto e concluso da due brevi cornici musicoletterarie, formate da brevi brani musicali ispirati da Shakespeare e realizzati dai musicisti di Note d’InChiostro (iniziativa cultural-musicale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: Prof. Enrico Reggiani, coordinatore; Dott. Giampiero Innocente, direttore del coro e dell’ensemble strumentale)



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