Università Cattolica del Sacro Cuore

Cenni storici

Creato nel 1953 come servizio centralizzato, secondo una visione organizzativa più funzionale e ad accesso più efficiente per gli istituti che ne richiedevano l’utilizzo per le loro ricerche, il Laboratorio di Microscopia Elettronica venne in primo luogo dotato di:

  • microscopio elettronico a trasmissione Philips mod EM 100, costruito in Olanda negli stabilimenti di Eindhoven, cone potere risolutivo 7nm e ingrandimenti pari a 100.000 volte;
  • metallizzatore Philips per evaporazione di oro sotto vuoto su filamento di tungsteno;
  • microtomo ad avanzamento meccanico Cambridge, che venne modificato dal Servizio Tecnico dell'allora Facoltà di Agraria [ora Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali] per ottenere sezioni, ultrasottili con lame di vetro, di campioni vegetali o animali, inclusi in araldite.

Nel 1970 venne aggiunto microscopio elettronico a scansione Jeol mod JMS-SI, un apparecchio costruito in Giappone e con potere risolutivo di 5nm, particolarmente adatto all’osservazione di strutture superficiali molto complesse. Inoltre, per ottenere la corretta deposizione su superfici con strutture molto fini, il parco attrezzature venne implementato con un metallizzatore per evaporazione di oro a nube ionica sotto vuoto. Anche tale apparecchio fu costruito dal  Servizio Tecnico, utilizzando una pompa da vuoto meccanica a doppio stadio Edward ed un alimentatore a corrente continua da 25.000 volt.

Verso la fine degli Anni '70, al microscopio elettronico a trasmissione (con un'elettronica di tipo obsoleto, con valvole termoioniche, non  allo stato solido, che rendevano precaria la stabilizzazione delle lenti e le immagini non più perfette), venne affiancato un nuovo microscopio elettronico a trasmissione Hitaci mod H300, con potere risolutivo di 5nm e possibilità di ingrandire fino a 300.000 volte. Negli anni successivi, il microscopio Philips EM 100 venne smontato e trasportato al Policlinico Gemelli, dove fu permutato in un nuovo Philips EM300, da affiancare a quello già in funzione.

Nei primi Anni ’80, il laboratorio venne dotato di un ultramicrotomo LBB costruito in Svezia, con avanzamento ad espansione termica, per ottenere sezioni ultrasottili ed esenti da plissettature, inoltre - per ottimizzare le ricerche - è stato acquistato un taglialame LKB, per ricavare lame da barre di cristallo al piombo di 35x6mm. Alla metà degli Anni ’80 fu necessario incrementare la strumentazione con un nuovo microscopio di marca ISI (international Scentific Instrument ) mod super III, costruito a Brno.

Agli inizi degli Anni ’90, la ricerca tramite microscopio elettronico a scansione registrò un nuovo forte impulso e venne acquistato un SEM (Scanning Electron Microscope) Hitachi S2300, un microscopio che permetteva di risolvere particolari molto piccoli (fino ad allora solo ipotizzati), ma soprattutto - grazie ad un sistema di microanalisi a dispersione di energia KEVEX continuamente irrorato con azoto liquido per mantenerelo stabilile - apriva nuovi orizzonti di ricerca sulle composizioni elementari dei campioni osservati. Il nuovo microscopio a trasmissione Jeol Jem 1200EXII andò a sostituire il precedente modello, ormai obsoleto. Il sempre maggiore interesse sulle problematiche ambientali favorì la richiesta di un microscopio “ambientale”, in grado cioè di permettere una risoluzione altamente definita di strutture, senza la necessità di processarle per renderle adeguate alla microscopia tradizionale, ed eliminando di fatto il pericolo di creare artefatti. Nel 1992 venne acquistato anche un microscopio ESEM XL30.
 
L’alta risoluzione, la possibilità di acquisire immagini in formato digitale, abbinato ad un sistema di microanalisi di ultima generazione, permettono di rendere reali nuovi filoni di ricerca.

La tecnologia evolve così rapidamente da rendere possibili risultati finora soltanto immaginati.