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    Nascita di Gesù, rinascita dell’uomo
    Gianni AmbrosioChiesa  |  13/12/2006  

    4. Proprio su questo svelamento dell’uomo all’uomo e sulla sua altissima vocazione vorrei soffermarmi qualche istante prima di concludere. Credo che non possiamo partire se non da Colui che «è l’immagine dell’invisibile Dio» (Col 1, 15). Perché in quell’immagine radiosa del Padre, in quella Parola eterna divenuta carne, scopriamo tutti noi e il senso della nostra vita. Scopriamo la sapienza da accogliere come dono e anche da riconoscere e far valere nella nostra storia complessa.
    Nell’incarnazione l’immagine umana dell’invisibile Dio manifesta la totale condivisione del mondo degli uomini. L’evidenza incarnata dell’Amore che cerca l’amato (l’uomo, il mondo) manifesta il suo disegno, il suo progetto – la sua economia, per usare il termine caro ai Padri della Chiesa – che va sotto il nome di salvezza e di compimento escatologico: condurre l’uomo e il creato a destinazione, nella offerta continua di luce, di vita, di amore.
    Questo mistero "nascosto da secoli nella mente di Dio" è stato rivelato in Gesù Cristo per renderci partecipi della medesima promessa, eredi della stessa eredità fra i santi. Secondo questa straordinaria visione del tempo e della storia, la grande scena del mondo, colta nel suo insieme presente e nel suo progressivo svolgersi, è sostenuta e percorsa da un progetto di salvezza, espressione di un’ammirabile intelligenza d’amore.
    Non siamo sospesi nel nulla: la nostra vita, la nostra vicenda personale e collettiva, la silenziosa armonia dei cieli, non sono qualcosa di casuale, di assurdo. Non siamo interruzioni del nulla, da cui siamo usciti e a cui presto ritornano. Siamo invece frammenti preziosi di un mosaico grande, frammenti in cui si offre il Tutto di un amore antico, di un disegno d’amore, eterno e sempre nuovo.
    Proprio così, il ‘mistero’. che supera ogni nostro tentativo di afferrarlo, ci precede, ci avvolge, ci accompagna e noi siamo illuminati e trasformati da questo mistero che è luce e amore. È così che la meditazione sul mistero del Natale apre la mente e il cuore al dono della sapienza, che ci è donata e si lascia cogliere dagli occhi puri, sgombri da pregiudizio e da presunzioni. La sapienza è il senso delle cose viste alla luce di Dio, è la capacità ricevuta in dono dall’alto di leggere la silenziosa scrittura dell’Eterno che viene a manifestarsi, a dirsi nella fragilità del tempo.
    La sapienza ci introduce alla verità di Dio, di noi, del mondo, la sapienza è contemplazione delle cose nascoste fin dalla fondazione del mondo, è accoglienza umile della luce che viene a noi da altrove e che ci schiude i sentieri dell’altrove. La sapienza è conoscenza stupita e amorosa del Logos creatore dell’inizio, che si è manifestata nel Logos incarnato nella pienezza del tempo.
    Il riconoscimento di questa struttura sapienziale della realtà è importante: diventa possibile a ogni cuore aprirsi alla luce in cui tutti viviamo, dimoriamo e siamo. È in questa sapienza che è possibile vivere come figli, è possibile costruire il dialogo fra di noi, fra le civiltà e le religioni, al servizio della causa dell’uomo, che è anche inseparabilmente quella della gloria di Dio. Solo dove ci sarà fiducia nella struttura intelligente del reale e nella capacità degli uomini di coglierla e di corrispondervi insieme, sarà possibile un dialogo fra persone, popoli e civiltà diverse, e si potrà cooperare tutti a rendere più umano il mondo per tutti, secondo il disegno del Creatore e Redentore dell’uomo.
    Al dono della sapienza è dunque necessario aprirsi: ma questa apertura accogliente sarà sempre inseparabile dal primato dell’amore. Questo è il compimento della rivelazione, il suggello del dono che viene dall’alto: Gesù Cristo è il Logos di Dio che si manifesta come amore, e per amore posta a compimento la rivelazione di Dio nella consegna di sé sulla Croce. Non basta allora conoscere per essere nella verità: la conoscenza è inseparabile dall’amore. Occorre fare la verità amando, per conoscere così tutta la profondità e la bellezza della sua luce. L’intelligenza senza amore è arida e sfocia facilmente in presunzione e violenza. L’amore senza intelligenza rischia di essere cieco e di non generare vita piena e vera.
    Concludo questi spunti di meditazione, con una bella e nota frase di sant’ Ireneo: «Il Verbo di Dio, Gesù Cristo nostro Signore, a causa del suo immenso amore per noi, si è fatto ciò che noi siamo al fine di farci diventare ciò che Lui stesso è» (Ireneo, Adversus Haereses, PG 7, 1120) Lui è il Figlio incarnato che si è fatto cittadino del mondo, posto sotto la schiavitù del peccato, per «liberarlo e destinarlo a trasformarsi e a giungere al suo compimento» (cf Gaudium et spes, n. 2). Nel mondo abitato dal Figlio è assicurata la reciprocità tra il divino e l’umano, come pure tra la singola persona e la realtà universale e cosmica. Il Figlio incarnato si è fatto abitatore del tempo per rinnovare il dialogo fra il tempo e l’eternità. Con la sua presenza il tempo dell’uomo acquisisce un valore del tutto particolare e un dinamismo costantemente operante. In esso l’attualità del presente storico tende verso la destinazione futura. L’oggi si apre all’eschaton, come tensione dinamica, come orizzonte di senso, come dimensione prospettica, come speranza nel compimento ultimo promesso da Dio. La prospettiva dell’eschaton genera un legame inscindibile tra il presente e la meta futura, tra la storia e la sua destinazione ultima. E in ragione di questa meta da attendere nella speranza, il presente si arricchisce di una progettualità che contesta sia la volontà di chiusura nel proprio punto di vista sia la fuga dalle responsabilità di pieno coinvolgimento nei frammenti della storia. La distanza e la differenza dell’eschaton rispetto alla storia non annullano la continuità tra azione storica e fine della storia.
    Concludo con un augurio che si fa preghiera: La luce natalizia illumini l’uomo, lo faccia rinascere a vita nuova, la vita buona dei figli. E in questa luce che è amore e sapienza, sia riqualificata la ‘casa’ dell’uomo, il mondo, il tempo, la storia. Perché in questa ‘casa’ riqualificata sia possibile ‘vedere’ Colui che è in persona il mistero, la sapienza, l’amore, la luce e la forza di cui tutti abbiamo bisogno per conoscere e per amare.


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